Posted by Ely
Era il 1 settembre 2008 quando al parlamento è stato approvato il decreto legge nr. 137 recante «Disposizioni urgenti in materia di istruzione e università». Il decreto "Gelmini" (dal nome dell'attuale Ministro della Pubblica Istruzione) è oggi nelle mani della camera del senato per la definitiva approvazione. Eppure, ancor prima della sua trasmutazione in legge, nel pentolone sociale è già scoppiata la rivolta. Sono in agitazione scuole medie, superiori e università, le quali, ormai da mesi, influenzandosi a vicenda come investite da un’epidemia, occupano e protestano contro i tagli al sistema scolastico, previsti dalla riforma in oggetto. Molti, inoltre, sono i cortei e le manifestazioni di protesta promosse dai gruppi in agitazione, accomunati dal grido comune: "NO ALLA RIFORMA GELMINI, LORO CI BLOCCANO IL FUTURO, NOI BLOCCHIAMO LA DIDATTICA". A Napoli, dove Palazzo Giusso, sede dell’ Università l’ Orientale, è divenuto ormai il vero quartier generale della protesta, l’occupazione va avanti da un mese e non accenna a finire; sulla stessa scia alcune delle Facoltà della Federico II (come Lettere e Filosofia, Architettura e, in questi ultimi giorni, anche Sociologia) sono in assemblea permanente. Ma perché? E’ davvero così "penalizzante" questa riforma? O è solo l’ennesimo tentativo dei ragazzi di giocare a fare i rivoluzionari, cercando di rivivere un tempo che è appartenuto ai loro padri? Ebbene no! Partecipando, vivendo e parlando con i collettivi studenteschi, l’aria che si respira è davvero quella di altri tempi: si ha paura, paura per quel futuro già così incerto, e ora ulteriormente messo a repentaglio da una provvedimento di legge, il quale non tiene conto dei sogni e delle ambizioni dei giovani studenti, ma guarda alle università come a delle aziende, dalle quali attingere fondi per il risanamento economico, effettuando dei tagli alle spese. «I tagli in Finanziaria abbasseranno la qualità della didattica, avremo sempre meno laboratori, scuole più fatiscenti e incapaci di rispondere all'emergenza educativa nel nostro paese. Siamo contrari alla reintroduzione del maestro unico, del voto di condotta e all'abbassamento dell'obbligo scolastico.»Cosi ha dichiarato un’esponente dell’UdU (Unione degli Universitari) di Napoli. Il decreto Gelmini, toglierebbe i fondi alle università pubbliche, le quali, per continuare ad essere competitive, aumenterebbero le tasse d'iscrizione, già pesantemente gravanti sull'economia dei nuclei familiari degli studenti. In questo modo, è facile che, nel prossimo futuro, molti atenei, soprattutto del Sud Italia, saranno costretti a scomparire, e che le altre facoltà universitarie che si adegueranno alla riforma, diverranno private, gestite, ipoteticamente, da industrie farmaceutiche o, perché no, da grandi multinazionali automobilistiche, che, sicuramente, avranno a cuore più il bilancio societario che il diritto allo studio, la cultura e le ambizioni dei giovani, rappresentanti il futuro della nostra società. Non discutiamo le nobili intenzioni del governo italiano, la crisi finanziaria è un problema di tutti, per la risoluzione del quale tutti dobbiamo dare un contributo; ma siamo sicuri che, allo scopo di recuperare risorse finanziarie, sia opportuno attingere dai fondi destinati all'istruzione? «E' necessario mobilitarsi ora- ricorda, a tal proposito, l’UdU di Napoli -per difendere la scuola e l'università per la loro funzione fondamentale di creare coscienze critiche e di essere portatrici di una cultura e di valori diversi da quelli dominanti nella società. E' necessario poi unire le nostre lotte, quelle degli studenti, alle lotte degli immigrati e di tutti quei soggetti che sono discriminati dalla società e che questo Governo sta facendo diventare i capri espiatori per giustificare i suoi continui attacchi ai diritti di cittadinanza. Pensiamo che non esistano cittadini di serie A e di serie B e che i luoghi di formazione debbano essere il motore per l'integrazione dei cittadini di varie nazionalità».